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L’importanza essenziale della corretta immagine aziendale

Argomento complesso e spesso valutato con superficialità: l’immagine aziendale.

Dobbiamo presentarci come i migliori in senso assoluto? Dobbiamo essere modesti per non infastidire i nostri potenziali clienti e non generare orde di detrattori? Dobbiamo dire di saper fare/sapere qualcosa o è meglio rimanere sul vago, per non scoprire le nostre carte? Dobbiamo dire quanto costiamo o è meglio un salomonico “dipende”?

Riteniamo che il ritratto aziendale debba essere il più somigliante alla realtà, perché è di quella realtà che qualcuno avrà assolutamente bisogno.

Per cui, innanzitutto, concretezza, sincerità, chiarezza ed inequivocabilità. Inutile mentire, o gonfiare romanticamente la valenza di un chiave inglese: prima o poi menzogne e inutili vesti cadrebbero, facendoci fare delle figuracce che vogliamo (e dobbiamo!) evitare.

Punto primo: isolare, con il contributo di un esperto di comunicazione, la percezione che NOI STESSI abbiamo della nostra azienda/attività.

Questo esercizio consente di fissare un primo punto fermo: capiremo subito se siamo degli “inutili modesti” o dei “perniciosi sbruffoni”. Generalmente l’auto percezione non si sbilancia particolarmente verso un aspetto od un altro, ma si colloca in un punto più o meno intermedio. E così, diventa essenziale capire se all’”inutile modestia” o alla “perniciosa spavalderia” vi è qualcosa che corrisponde al vero, provvedendo ad eliminare gli aspetti emotivi (e infondati).

Punto secondo: non siamo soli a questo mondo!

Ebbene sì, eccola lì la brutta bestia: l’analisi della concorrenza. Facciamola spietatamente, individuiamo il meglio ed il peggio degli altri, cerchiamo i nostri contorni specchiandoci in chi ci circonda, con serenità e spirito propositivo. Se saremo bravi troveremo subito punti di forza e debolezza della nostra impresa e potremmo (ma se sarà bravo il consulente di comunicazione) spingerci anche a tracciare ipotetiche opportunità e rischi derivanti dallo scenario in cui siamo collocati.
Bello? Insomma. Se tutto si fermasse qui potremmo concordare, ma il fatto è che noi cerchiamo l’abito adatto alle nostre occasioni. Andremmo mai, infatti, a caccia in smoking? Oppure a cena all’Ambasciata in tuta da jogging? No.

Punto terzo: chi ci vuole sa chi vuole, ma noi spesso non sappiamo niente di lui.

Sembra una massima da fustino di detersivo, ma è così! Il mio cliente sconosciuto cerca un SEO ed io sono un fantastico SEO certificato? Beh, sarà opportuno che lo faccia sapere e che non perda tempo dilungandomi a descrivere contenuti relativi ad attività che non svolgo o svolgo saltuariamente.
Voglio dire di essere un capace e creativo videomaker quando, in realtà, è mio cugino il videomaker? Benissimo, se abbiamo instaurato rapporti proattivi, ma se ciò non fosse ci porremmo al vaglio attento di chi veramente sa chi è un videomaker e cosa fa e, alla fine, ci sconfesserebbe. Risultato: tutti abbiamo perso tempo e nessuno ha fatto business.

Punto quarto: lo stile.

Si chiamerebbe “immagine coordinata” l’applicazione di uno stile a tutti gli strumenti di comunicazione: logo, web, brochure, leaflet, carta intestata, poster, biglietti da visita, grafiche verticali, gadgets. Coordinata perché nel suo insieme rimarca e ricalca il sentimento che abbiamo desiderato per la nostra impresa e attività. E trattandosi proprio di un sentimento, di uno stile, non lasciamoci ammaliare da esperienze altrui, ma facciamoci consigliare (riecco il consulente) al fine di definirne uno univoco e nostro.

Essere veri, sempre ed ovunque, paga sicuramente. Fidatevi.