In Creativity

Ciao mamma, da grande voglio fare lo psicologo dei colori.

No, non ti stiamo prendendo in giro.

Intorno ai colori esistono davvero molte più professioni di quanto si creda.

Noi abbiamo cominciato a pensare alla psicologia cromatica da quando, da appassionati di cinema e serie Netflix, ci siamo accorti che ogni storia è ‘rafforzata’ e caratterizzata da una speciale palette cromatica di riferimento, che concorre con la musica, la recitazione, l’ambientazione, i costumi, la fotografia, il trucco a far sì che una storia ci colpisca davvero in profondità oppure rimanga più modestamente in superficie.

Hai mai notato la differenza di atmosfera tra lo scanzonato e ironico Sex Education e il cupo Game of Thrones? Tra i caldi marroni soffusi de Il favoloso mondo di Amelie e l’inquietante verde acido di Matrix? Tra le cinquanta(mila) sfumature di buio di Blade Runner e i confetti pastello di Maria Antonietta?

Blade Runner

Adesso prova a fare un esercizio e a immaginare che i colori dell’uno siano trasportati all’interno di uno a caso degli altri. Per usare un eufemismo, niente di memorabile, vero? Probabilmente l’esperimento verrebbe rimosso insieme alla manciata di filmetti commerciali che ti capita di vedere e di cui dopo qualche settimana non ricordi neanche il nome.

Chi si occupa di psicologia dei colori indica per ogni storia o personaggio quali siano le palette più adatte per sottolineare lo stato d’animo o il mood generale del progetto.

I colori sono degli strumenti davvero potentissimi per colpire in profondità l’essere umano.
Parlano l’ancestrale linguaggio delle emozioni – tant’è vero che da sempre e in tutte le tradizioni sono utilizzati per mostrare la forza, l’autorità, la gioia, la tristezza (pensa agli abiti di guerra, ai mantelli di porpora dei regnanti, alle tonalità luttuose usate nei funerali) e che vengono utilizzati all’interno di diversi test di personalità per capire in maniera più rapida le caratteristiche di un individuo.

Il rivoluzionario pittore russo Kandinskij, nel suo scritto Lo spirituale nell’arte, teorizzò l’influenza che i colori hanno sull’essere umano, a livello più superficiale e più profondo-spirituale. Secondo l’artista, i colori presentano un vero e proprio movimento: centrifugo nel caso delle tinte calde, chiare e luminose, che quindi si avvicinano all’osservatore attirandolo e facendosi guardare e riguardare, centripeto nel caso di quelle fredde e scure, che danno l’impressione di allontanarsi e rifiutare lo sguardo.

A questa impressione, che è più superficiale e fisica, si unisce poi l’influenza profonda. I colori ci richiamano emozioni e stati d’animo in maniera viscerale.

“Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima” (Vassilij Kandinskij).

Strada di Murnau con donne

Quando guardiamo l’esplosione di un prato primaverile inondato di luce è raro che possiamo provare malinconia, così come anche la persona più entusiasta del mondo si troverà un po’ più spenta dopo una settimana di pioggia novembrina incessante.

Nel cinema, gli effetti cromatici sono raggiunti attraverso i filtri fotografici; altre volte con le luci, più o meno basse e più o meno calde/fredde; spesso con un insieme di luci, costumi, trucco e una gestione di luminosità e saturazione delle diverse tinte, accostamenti di colori analoghi o complementari, o scelte monocromatiche.

Vediamo quindi quali sono le principali suggestioni legate ai colori.

Rosso. Partiamo dal re dei colori. Vigoroso, energico, seducente, non conosce mezze misure. Si fa amare o detestare. Infatti, nel cinema è utilizzato per vestire personaggi che si fanno notare, per creare atmosfere passionali (cfr Moulin Rouge), per comunicare aggressività o violenza (Pulp Fiction).

Giallo. È uno dei grandi ambivalenti. A seconda della tonalità e del grado di acidità o calore, può essere originale o strano, allegro o malaticcio, geniale o folle, positivo o negativo. Se utilizzato per rendere complessivamente un’atmosfera, di solito l’effetto è straniante. Pensa alla tuta della protagonista di Kill Bill o ad Apocalypse Now.

Blu. Tranquillo, profondo, passivo, può rendere bene il gelo di una condizione di solitudine e difficoltà (Revenant) così come delineare un’atmosfera magica (come nella serie Luna Nera).

Rosa. Serve spesso a delineare un mondo di sogno, infantile e ovattato (pensa a Il giardino delle vergini suicide) o a celebrare la femminilità (cfr la protagonista di The Wolf of Wall Street nella famosissima scena del ‘tacco in faccia’ a Di Caprio).   

The Wolf of Wall Street

Marrone. È un colore che trasmette natura, calore, avventura, storia (osserva Leon, così come la maggior parte dei film western – Balla coi lupi, Quel treno per Yuma – o quelli ambientati nell’antichità, come il celeberrimo Il Gladiatore).

Grigio. Al contrario del precedente, questo colore è scelto tendenzialmente per trasmettere l’asetticità e la sofisticazione della modernità. Dà un’impressione di isolamento e freddezza. (cfr i grigi polverosi dello scenario post-apocalittico di The Road).

Verde. Così come il giallo, l’atmosfera che rende è spesso legata alla quantità di colore utilizzato e alla sua tonalità. Può, più comunemente, richiamare l’armonia e tranquillità di uno scenario naturale, così come diventare inquietante, misterioso, minaccioso e malato (Matrix) o esprimere noia e monotonia (vedi le prime scene di Fight Club).

Siamo sicuri che d’ora in poi non guarderai le tue serie preferite con gli stessi occhi 😉

Ti lasciamo con un bel video di Lilly Mtz-Seara in proposito.

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